Biografia

DN3

English

A unique and instantly recognizable sound, produced in the encounter between the sounds of Guido Nemola with its synthesizers and digital sequencers, and harmonic and melodic textures from Mauro Tre e Cesare Dell Anna, trumpet and keyboard. In the musical discourse of the project, DN3 meets the trialmore advanced electronic means: Electro Jazz that recovers the fullness of analog circuits of the ’70s and ’80s with those of the new frontiers of jazz, whose gaze sweeps from east to west, with maximum attention to language of peoples from the Balkans to the Far East, with roots firmly anchored in African rhythms of life and flesh.

Italiano

Un sound unico e immediatamente riconoscibile, prodotto dell’incontro tra i suoni di Guido Nemola, live electronics, e dalle tessiture armoniche e melodiche di Cesare Dell’Anna e Mauro Tre, tromba e tastiere.

Nel discorso musicale del progetto i DN3 incrociano le strade della sperimentazione elettronica più di avanguardia: un Electro Jazz raffinatissimo e contemporaneo, proteso verso le nuove frontiere del jazz, che guardano alle cosmogonie di Sun Ra fino al funk-jazz di Herbie Hancock, alle sperimentazioni elettriche di Miles Davis. Un live set coinvolgente, sempre in trasformazione genetica della trama dei bit. Tre musicisti, tre forti personalità che si fondono in una alchimia di suoni e ritmi che trascinano e emozionano.

Il primo vinile, “Perfect Toy”, pubblicato da Secouer Records, ha ottenuto il supporto di DJs quali Francois Kevorkian, Laurent Garnier, Danny Tenaglia, Tocadisco, Dubfire, Paco Osuna, Someone Else, Bastian Schuster, Tim Green, Carlo Lio, Chris Carrier, UES, Andre Butano, Luca Agnelli, Carlos Sanchez, Negru, Oscar, Carlos Sanchez, Joseph Capriati, Deetron, Supernova, Tobias Koch, Patrick Zigon.

 

Cesare Dell’Anna (Tromba)

Camaleontico, spirito tzigano, uomo engagée, post-moderno. Fonde e confonde volutamente i generi e le tradizioni culturali più diverse (balkan, jazz, classica, banda, electro, dub, reggae… ), imbroglia con irriverenza e ironia gli stili ‘alti’ con quelli ‘bassi’ e gode a forzarli assieme, recupera e grida la dignità del folk e della musica per banda mentre le intreccia alla popolare – già nobilitata – al jazz, alla ‘colta’, alla etnica.

Figlio d’arte, l’arte della banda, dopo essersi diplomato giovanissimo al Conservatorio della città barocca il trombettista leccese ha prima approfondito la formazione accademica e si poi è rivolto al jazz, divenendone uno dei più fantasiosi interpreti italiani – si ascolti “My Miles”, per la sua 11/8 Records – e collaborando con molti ensemble del settore, tra cui la Meridiana Multijazz Orchestra di Pino Minafra. L’animo è inquieto e questo lo obbliga a cambiare spesso strada. Negli anni Novanta, dopo anni di gestazione, scoppia il world beat e Dell’Anna è pronto a coglierne le innovazioni. Grazie al fisarmonicista e amico Antongiulio Galeandro, scopre la musica dei Balcani e con lui entra nei Folkabbestia con cui incide lo storico “Breve saggio filosofico sul senso della vita” (1998). Poco dopo fonda gli Opa Cupa che esordiscono nel 2000 con “Live in contrada Tangano” (Felmay), a cui partecipano Adnan Hozic e Admir Shkurtaj, primissimi protagonisti della balkan invasion. Intanto, nel 1996 aveva fondato la casa/laboratorio Albania Hotel, una factory di artisti, musicisti e creativi spersa nella campagna intorno a Lecce che negli anni ha accolto gente da tutto il mondo. Qui sono nati i dischi e le idee migliori di Dell’Anna, come il superlativo “Hotel Albania” degli Opa Cupa (2005), pubblicato dalla neonata etichetta indipendente, altra creatura del musicista – e dei suoi collaboratori – che si è prontamente affermata grazie alla felice combinazione di world beat, elettronica e jazz.

Il 2005 è stato un anno fortunato, di ottima raccolta, che segna anche l’esordio di Zina, percorso parallelo a quello degli Opa Cupa, che invece dei Balcani sceglie il Maghreb e il Senegal come orizzonti sonori prevalenti. Oggi le due metamorfosi del trombettista – che nel frattemposi si è trasformato anche in Tax Free, Tarantavirus, Giro di Banda – sono arrivate rispettivamente al secondo e al terzo capitolo, il leader è riuscito a portare la sua musica in giro per il mondo, dall’Europa dell’Est all’America e i suoi disegni musicali sono guardati con molto interesse dalla critica specializzata.

Ha collaborato con i Sud Sound System, Mau Mau, Nidi d’Arac, Uccio Aloisi, Negroamaro.

 

 

Guido Nemola (Elettronica)

Guido Nemola è un DJ e produttore Sud italiano responsabile di aver vissuto, rimanendone positivamente influenzato, due epoche di musica sin dagli inizi degli anni Novanta.
Cresciuto a Lecce in una famiglia di musicisti, Nemola si esibisce in pubblico come DJ per la prima volta nel 1991, e dal 1997 in poi si affaccia alla produzione.
I singoli pubblicati su Pastaboys Records e Manocalda ricevono il supporto di DJs leggendari, come Danny Rampling, Little Louie Vega, François Kevorkian, David Mancuso e tanti altri, i quali hanno suonato la sua musica in tutto il mondo.
La traccia House ‘Praise God’, rilasciata nel 2001 su Manocalda sotto il suo alias ‘A’Merika Vera’, è un classico riproposto ancora oggi da Morales, Humphries e Vega; nel 2006 ha pubblicato, insieme a Dario Lotti, sulla storica label inglese Junior Boy’s Own, che ha accolto artisti come The Chemical Brothers, Underworld ed XPress2; senza menzionare le collaborazioni, meno recenti, con altre ottime piattafome come LaTerra, Italobusiness, ReVox, Ocean Dark, Monique Musique, Secouer, ed i remix ad artisti come Micheal Watford, Johnny Dangerous, First Choice ed Audiofly.
Nemola ha preso parte a progetti artisticamente variegati, insieme a artisti appartenenti a correnti musicali ben distinte: dal 2007 ad oggi ha dato vita nuovi progetti discografici, grazie ai quali si è guadagnato la notorietà nelle branche Techno, House e Jazz: Recycle Records, Joyfull Family, Coffee Pot e DN3.
La label Recycle Records è stata fondata da Nemola e Santorini con l’intento di celebrare le sonorità Chicago e Detroit che Nemola stesso visse mentre sbocciavano, con sonorità dub, minimal e deep. La label ha ospitato artisti come iO (Mulen), Dapayk, Julian Perez, Simoncino, Bolumar, Jun Akimoto, Ittetsu e tanti altri. Gli ultimi dischi in vinile, white label ed hand-stamped, sono distribuiti in edizione limitata da deejay.de.
Il progetto House “Joyfull Family”, con Cristian Carpentieri e Chico Perulli ha ripreso vita negli ultimi anni dopo una pausa di anni. Il trio ha pubblicato un crescendo di release su i!Records, D-Floor Records (label of Pirupa, Leon and Nice7), Sole Channel Music, Good for You Records, Nervous, Hudd Traxx, King Street Sound, Wound Music, Jaww e Sneaky, raggiungendo la top 10 Deep House e Soulful chart di Traxsource.
“Coffee Pot” è un duo fondato con l’amico Limo (Transition LAB, Fachwerk): si traduce nell’associazione tra un’amicizia di vecchia data, la conoscenza nell’uso delle macchine e le innumerevoli ore trascorse in studio.
Coffee Pot è anche una white label Vinyl only, stampata a mano e supportata in tutta Europa dai più grandi DJs.
Trasversale al contesto club, “DN3″ è l’alchimia tra tre personalità d’esperienza del Salento in un trio Jazz con ibride contaminazioni di musica elettronica moderna, formato da Cesare Dell’Anna e Mauro Tre rispettivamente alla tromba e tastiere e Nemola a curare le ritmiche e gli arrangiamenti – un Jazz arieggiato e dinamico che alterna influenze Techno e Chicago House.

 

 

Mauro Tre (Pianoforte, Sintetizzatori)

Folgorante e incalzante,  quieto e prossimo al silenzio. Fra questi due estremi Mauro Tre esprime il suo pianismo eclettico. L’approccio al pianoforte, confortato da una naturale tecnica robusta, richiama mescolando le forme piu’ varie della tradizione della tastiera. Dal lirismo ispirato all’ascolto di Bill Evans fino alla selvaggia libertà delle forme free jazz per le quali è evidente il rispetto dovuto a Cecyl Taylor. Nel mezzo le suggestioni e le reminiscenze della musica colta, spesso trascinate a viva forza nel turbinare del viaggio immaginifico dell’improvvisazione. All’attività di pianista si è affiancata quella di tastierista e band-leader, che nel corso degli anni ha visto susseguirsi varie formazioni in cui si sono avvicendati molti dei musicisti più attivi nella scena musicale salentina e non. Il progetto di maggior successo è l’IntensiveJazzSextet che ha dato il suo contributo alla scena jazz lounge italiana negli anni ’90, grazie alle collaborazioni di nomi di riguardo quali Fabrizio Bosso, Rosalia De Sousa, Nicola Conte, Cesare Dell’Anna, Roberto Gagliardi. La curiosità del comporre lo porta dalle prime esperienze di commistione fra performance e musica concreta dei primi ’80, testimoniata dal novero reso da Antonio Verri in una sua inchiesta sullo stato dell’arte del tempo, alle ultime scritture di musica da camera. L’esperienza ventennale nel teatro attraverso la collaborazione con Astragali Teatro di Lecce reca con sé il portato del lavoro sulla relazione profonda fra segno e suono, fra voce e senso, che costituisce la cifra seriale del suonare di questo pianista. Le opportunità di affiancare illustri personaggi del teatro della vita e della musica, Massimo Urbani, Francis Paudras, Terry Riley, raccontano di un intenso arricchirsi e di una curiosità non timida.

Collabora attualmente con l’etichetta 11-8 Records per la realizzazione di diversi progetti, fra i quali DN3, con Guido Nemola e Cesare dell’Anna. Con Antonio De Luca nelle pratiche di scultura sonora. Con Roberto Gagliardi un sodalizio ventennale all’insegna del libero jazz, che si concretizza nel progetto Interstellar Free Jazz. Con Irene Scardia la pratica e la sperimentazione di nuove scritture pianistiche.

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